In qualunque modo la si voglia chiamare (Paralisi agitante, morbo o malattia di Parkinson o Mr P.), si sta parlando di una seria e importante malattia neurodegenerativa caratterizzata dalla progressiva compromissione delle cellule cerebrali; tali cellule producono un neurotrasmettitore chiamato “dopamina”, necessario, fra l’altro, per la corretta gestione del movimento.
Chi soffre di Parkinson, proprio per il progressivo danneggiamento dei neuroni coinvolti nel sistema dopaminergico, ha difficoltà crescenti nel controllo dei movimenti del proprio corpo.
Lo specialista di riferimento di questa malattia è il neurologo, la diasgnosi è essenzialmente clinica, ossia si basa sull’osservazione dei sintomi del paziente, vengono poi effettuati anche alcuni esami per confermare la diagnosi, quali la risonanza magnetica, per escludere la presenza di un tumore benigno, la scintigrafia cerebrale, che controlla il livello della dopamina, la spect cardiaca e la pet.
Recentemente sono stati scoperti marcatori specifici nella saliva che consentono di individuare la presenza del morbo di Parkinson prima che si sviluppino i sintomi.
Risultati recenti, frutto di oltre un decennio di ricerche, hanno messo in luce anche possibili cause genetiche e ambientali. E’ stata infatti rilevata una correlazione tra l’esposizione a fattori inquinanti, quali pesticidi e metalli pesanti, e la comparsa del Parkinson.
L’età d’esordio si questa malattia si sta progressivamente abbassando: oggi un paziente su 10 ha meno di 40 anni e uno su 4 ne ha meno di 50, il Parkinson non è quindi più una malattia della vecchiaia, anche i pazienti giovani vanno incontro a invecchiamento precoce a causa della degenerazione fisica, degli effetti collaterali dei farmaci, nonché del progressivo ridursi dei rapporti sociali e delle attività per colpa della malattia.
SINTOMI
La malattia di Parkinson è caratterizzata da tre sintomi classici: tremore, rigidità e lentezza dei movimenti (chiamata “bradicinesia”); a tali sintomi si associano disturbi di equilibrio, cifosi (postura curva), andatura impacciata, blocchi improvvisi di movimento (freezing parkinson).
Per quanto riguarda il tremore è fra i sintomi classici della malattia, quello che tutti ricordano perché fra i più visibili, ma in realtà non è il più significativo: il 30% dei pazienti infatti non ne soffre.
L’iposmia (ridotta sensibilità olfattiva che rende anche i cibi senza sapore) e l’ipotensione ortostatica (sbalzo pressorio quando da seduti ci si alza in piedi) sono sintomi che possono precedere i sintomi motori del Parkinson di alcuni anni.
In particolare, ben il 70% dei parkinsoniani è colpito, a volte anni prima dell’esordio della malattia, da iposmia, un sintomo che deve essere considerato un campanello di allarme, soprattutto se presente in persone che non soffrono di malattie delle vie aeree superiori e non fumano.
Anche la stipsi, può essere un sintomo precoce della malattia di Parkinson.
Ecco le fasi, seppur difficili da identificare nelle prime comparse dei sintomi:
Nel 1° STADIO compiono i primi sintomi in quali spesso sono lievi ed interessano solo un lato del corpo. In questo stadio spesso compare il tremore a carico degli arti superiori a riposo. Circa un anno prima si possono manifestare altri sintomi, come ad esempio una sensazione di dolenza,spesso si ha una riduzione della funzionalità dell’arto superiore. Si ha un rallentamento dei movimenti e della ripetizione.
In particolare si osservano gli effetti che hanno questi sintomi sulla scrittura, che risulterà tremolante e mostrando difficoltà nei tratti rotondeggianti. Possono anche insorgere una riduzione dell’espressione facciale e, alcune volte, seborrea frontale.
2° STADIO: i sintomi iniziano a comparire in entrambi i lati del corpo con problemi anche di postura. Il malato assume una postura rigida, in cui il tronco e gli arti sono leggermente flessi. Inoltre inizia a comparire la bradicinesia, ossia il rallentamento graduale di tutti i movimenti.
3° STADIO: C’è un ulteriore peggioramento dei riflessi posturali e il malato acquista quel cammino tipico dei parkinsoniani, con passi corti e affrettati e il tronco inclinato in avanti. Si aggrava la deambulazione e la bradicinesia, mentre la retropulsione e la propulsione portano il malato a cadere più facilmente.
4° STADIO: In questo stadio, il malato ha bisogno di assistenza costante non essendo più in grado di svolgere le normali attività quotidiane.
5°STADIO: invalidità totale.
CURE
Ogni paziente dovrebbe affidarsi a un neurologo specializzato in disturbi del movimento fin dalle fasi iniziali di malattia.
Utilizzare corrette terapie fin dalle prime manifestazioni consente infatti di rallentare la progressione della malattia con una miglior qualità di vita rispetto a chi inizia le terapie tardivamente. E’ importante ricordare che le terapie per questa malattia sono solo sintomatologiche, e non consentono di interrompere il decorso della malattia, nè di guarire.
Studi clinici hanno recentemente mostrato come l’esercizio fisico, supportato con terapie di riabilitazione mirate, pur non potendo modificare l’avanzamento della malattia consentono di migliorare la sintomatologia e le capacità funzionali nel Parkinson, anche rallentando il decadimento fisico; tali "terapie parkinson", necessitano di costanza nel tempo per poter essere efficaci.
La danzaterapia non va considerata come una vera e propria cura, per i motivi sopra indicati, ma può essere un valido aiuto per la riabilitazione muscolare oltre che per combattere gli stati depressive che spesso accompagnano la vita di un malato di Parkinson.